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Fotografia, dall’unione delle parole greche phos e graphis, letteralmente significa scrivere con la luce.
Non c’è descrizione migliore dell’arte fotografica che la stessa parola che la identifica.
Chi usa o ha usato una fotocamera, nell’attimo del click, ha cercato di “scrivere” quel momento utilizzando la luce,
che gli ha permesso di congelarlo per sempre.
Non importa se ha usato la più perfetta delle digitali o la più infima delle analogiche, l’importante è che l’idea di partenza è stata e sarà sempre quella, fermare un momento di vita, costruire un ricordo, trasmettere una sensazione.
Personalmente ci ho sempre provato, e ci provo tuttora, sia che davanti al mio obiettivo ci sia un filare di viti, un volto, un luogo,
un mezzo meccanico.

Il negozio l’ho avuto, fin dal 1976; ho caricato macchine, venduto pellicole, stampato fotografie, ho realizzato servizi matrimoniali, comunioni, battesimi, cresime, fototessere, non mi sono fatto mancare assolutamente nulla!

Poi ho detto basta; non mi piaceva più.
Impugnare la macchina fotografica invece di soddisfazione mi trasmetteva fastidio, mi opprimeva, ero costretto dal mondo che fotografavo a continuare a fotografarlo, per sempre, nello stesso modo, negli stessi momenti, con le medesime modalità.
L’innovazione era vista con diffidenza, e la clientela non la voleva.
Mi ricordo che prima, ma molto prima, che esistesse l’elaborazione digitale, proponevo foto di spose realizzate in bianco e nero, con il solo bouquet a colori, dipinto direttamente sulla foto con gli acquerelli.
Sono ancora oggi convinto che fosse un’idea buona e originale.
Io, purtroppo, lo avevo proposto in un’epoca nella quale fu considerato troppo diverso dal solito, troppo strano.
Ciò, unito ad altre difficoltà di comunicazione con una clientela profondamente risoluta a considerare “riuscite” solo immagini viste e riviste, mi ha causato un leggero disamore, delle piccole delusioni, che mi hanno fatto allontanare dall’essenza stessa del mio lavoro che pensavo e penso tuttora, debba avere come priorità assoluta, la creatività.

Non intendevo diventare un automa dietro una fotocamera, anch’essa automatica!

Così ceduto il negozio, ho iniziato un lavoro di still- life, attrezzando convenientemente uno studio situato in Salita della Schiavia, nel pieno centro di Acqui Terme, dove abitualmente lavoro, e dal quale ho ricavato nuove soddisfazioni, e nuovi stimoli creativi.

A questo punto vi chiederete; e le foto del trial?
Il trial è lo sport che amo, che prediligo, che pratico, e che seguo. Nel 1997 ebbi l’opportunità offertami da Claudio Favro, di seguire le gare dei piloti del suo team, ed immortalarli durante alcune prove di mondiale; sempre nel ‘97 la Betamotor realizzò un poster dedicato a Donato Miglio, utilizzando un mio scatto.
Qualcuno vide il mio lavoro, piacque, e fui contattato da Motocross, la rivista che più di ogni altra rappresenta il fuoristrada in Italia.
Così passai da semplice ed accanito lettore, a collaboratore.
Incredibile!

Sono ormai dieci anni che attraverso le loro pagine seguo il trial mondiale, un lavoro impegnativo che mi coinvolge completamente, dove c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire, da imparare, da affinare.
Adesso l’idea del sito, una “vetrina” moderna, dove mettere in esposizione ciò che si fa.
Io vorrei tentare di mettere in esposizione anche ciò che si è!

Cercatelo nei miei scatti.



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